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collage

Giuseppe Pennisi nasce a Bronte, piccolo paese sulle pendici dell’Etna, nell’ottobre del
1955. Trasferitosi in Svizzera con la famiglia, nel 1974 consegue il diploma federale di
fotografo e da allora ha sempre esercitato questa professione: per oltre 15 anni è stato il
fotografo ufficiale della collezione Thyssen-Bornemisza, da 10 anni è responsabile del
dipartimento fotografico di VRway Communication, attualmente è anche docente di
fotografia statica al CISA (Centro Internazionale di Scienze Audiovisive), ed ha al suo attivo
diverse mostre fotografiche.

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In questi ultimi anni ha realizzato progetti fotografici in collaborazione con gli enti turistici
locali di diverse città italiane fotografando le più importanti strutture delle città come
musei, chiese, teatri, e ovviamente luoghi turistici ( Milano, Torino, Como, Verona, Parma,
Assisi, e. e alcune delle principali capitali europee: Parigi, Berlino, Bruxelles, Lussemburgo,
Amsterdam, Oslo, Helsinki, Madrid, Barcellona, Valencia, Lisbona, Vienna).
Durante l’ultimo viaggio in Cina, sempre in collaborazione con le autorità locali, ha documentato
parte del patrimonio culturale di Pechino, Shanghai, Changchun, Hangzhou ,
Guilin, Hong Kong e Macao. Visto il buon esito di questo primo lavoro in Cina , tra il 2011
e il 2012, è previsto un nuovo viaggio in altre 22 città.
Durante questo viaggio, Giuseppe Pennisi ha deciso, parallelamente, di seguire un suo
percorso privato, personale, in questo grande e misterioso paese. Ma – forse per separare
simbolicamente i due soggetti – ha deciso di utilizzare uno strumento diverso: non la
tradizionale macchina fotografica, ma l’iphone. Uno strumento può influire sul risultato?
Non mi addentro negli aspetti tecnici, o negli eventuali limiti di uno rispetto all’altra, quello
che è certo è che l’occhio, lo sguardo, la sensibilità non cambiano, e queste impressioni di
viaggio ci permettono di sentire gli odori, i sapori, i colori di un paese in cui in ogni luogo si
mescolano antico e moderno, tradizione e innovazione.

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Ecco che possiamo passare dai grattacieli che sembrano spiccare il volo verso un cielo
plumbeo all’interminabile fila di case a schiera, ammassate una alle altre come gli spiedini,
tradizionale cibo di strada che trovi ad ogni angolo.
Il gioco di rimandi continua, gli ideogrammi che sbocciano come fiori, così come i padiglioni
sembrano fiori sospesi nell’acqua, il mulo e il suo corrispettivo meccanico, o la similitudine
di forma e colori tra contenitori antichi e moderni, le anfore da una parte, la rozza
betoniera dall’altra.
Ma gli accostamenti non si fermano qui, li possiamo trovare nelle crepe del terreno che ci
riportano ai perfetti incastri delle tegole, nelle statue, nelle decorazioni come nelle istantanee
di volti sconosciuti, nell’acqua – così presente nel paesaggio giapponese – e nei profili
delle montagne.

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Poi ci sono i colori, splendenti o al contrario smorzati, tenui, quasi timidi, colori che
trasmettono sensazioni discordanti, forti e contemporaneamente dolci, coinvolgenti.
Dominano i rossi e i gialli, quasi a indicare la gioia di vivere, a volte attenuati da grigio e
verde, o dalle infinite variazioni dei diversi accostamenti cromatici.
Quali saranno le sensazioni che Giuseppe Pennisi ha riportato da questo viaggio? Cerchiamole
in queste immagini, non servono molte parole, lasciamo a loro il compito di comunicare.

Mariano Morace


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